articles_11

La MIdJ ad Umbria Jazz 2014. Le parole di Ada Montellanico, Presidente dell’associazione Musicisti Italiani di Jazz

Siamo molto felici di essere qui ad Umbria Jazz e che il più importante festival italiano abbia aperto le porte ad un dibattito sullo stato del jazz in Italia, cosa che non era mai avvenuta in passato.
Sono presidente di Midj, la nuova associazione nazionale di musicisti di jazz nata da soli 4 mesi. Fanno parte del direttivo insieme a me, Francesco Ponticelli, vicepresidente ,Paolo Fresu e Paolo Damiani, Francesco Diodati, Franco D’Andrea, Rita Marcotulli, Alfredo Santoloci e Paolo Tombolesi. Midj nasce da una esigenza profonda che è quella di ritrovare quel senso di comunità che si è perso in questi anni, colmando anche quel vuoto associativo di quasi 14 anni, legato alla fine dell’esperienza Amj, prima associazione di musicisti e che tra le varie cose ha avuto il merito di far introdurre la didattica jazz nei conservatori.

Certamente Midj nasce in un tempo storico completamente diverso e proprio per questo vuole intraprendere una storia nuova, essendo cambiate nel frattempo molte cose. Sicuramente la scintilla nasce dalla importante petizione per il jazz e da cui questo incontro prende il titolo, ideata da Filippo Bianchi, a cui siamo grati per tutto il suo appassionato impegno per questa musica, e che ha raccolto ben 3500 firme in una settimana.
Ora non voglio fare grandi discorsi sociologici , ma solo delineare qualche tratto per raccontare da dove emergono le nostre istanze e in che direzione vorremmo muoverci.
Un fatto palese è che i musicisti in questi anni si sono moltiplicati e parallelamente è accresciuto il nostro livello musicale tanto da poter dire che il jazz italiano fa parte ormai del patrimonio artistico nazionale anche se sempre più spesso si nota che il maggior riconoscimento viene proprio dall’estero, tanto da assistere a delle vere e proprie migrazioni di musicisti verso altri stati. Allo stesso modo questo grande incremento numerico e di levatura musicale, non ha avuto il suo corrispettivo nell’incremento delle opportunità.

Ci siamo ritrovati nel tempo a un depauperamento progressivo dell’humus su cui questa musica è cresciuta ed è proliferata. Quei luoghi che hanno fatto il jazz, in cui ci si trovava, in cui si andava ad ascoltare, a conoscere e a confrontarsi con altri musicisti, quei luoghi che appartenevano al nostro quotidiano e che favorivano l’incontro e la curiosità e lo scambio ideativo, gli spazi dove si poteva sperimentare, dove si potevano testare i nuovi progetti, che rappresentavano dei veri e propri laboratori :questi luoghi non esistono quasi più o fanno molta fatica a sopravvivere, spesso grazie al lavoro dei collettivi o di situazioni autogestite. E sono gli stessi ambienti dove molti musicisti sono cresciuti, dove il pubblico ha sviluppato una sensibilità per questa musica, quei luoghi che hanno costruito quel tessuto e quella connessione con il territorio e che perlopiù in estate si tramutavano in festival e rassegne, espressione di un lungo lavoro invernale sotterraneo e fondamentale , non per la sopravvivenza ma, per lo sviluppo del jazz che oggi come oggi rappresenta forse l’unico linguaggio che ha saputo evolversi e trasformarsi, proprio per la sua stessa essenza. Interplay e improvvisazione: questi due fondamentali ingredienti fanno si che questa musica possa relazionarsi e miscelarsi con altri linguaggi in assoluta libertà e con la capacità di rigenerarsi ogni volta, al punto che oggi come oggi definire cosa è il jazz è impresa molto ardua. Direi che il Jazz è un modo di pensare, è un particolare e innovativo approccio alla musica.
Le modificazioni culturali sono state ampie e profonde in questi anni, ma l’intento di Midj é quello di contribuire a ricostruire questo humus, questo terreno fertile che non vive di grandi eventi, molto spesso legati a logiche di mercato che poco hanno a che fare con l’arte, ma che invece è terreno di condivisione e di appartenenza a un ampio collettivo. E questo collettivo è innanzitutto formato da noi musicisti, che nelle specifiche diversità di ognuno, ritroviamo una unione per difendere e tutelare gli spazi vitali necessari alla nostra espressione.
E le questioni aperte sono molte e proprio per questo al nostro interno ci siamo divisi i compiti per sviscerare le varie problematiche e trovare delle strade di risoluzione.
E pensiamo alla nostra nostra realtà atipica di lavoratori, che necessità di politiche specifiche legate ad agevolazioni previdenziali e fiscali come anche a sussidi completamente inesistenti in Italia mentre sono realtà quotidiana in Europa.
Pensiamo a una revisione completa dell’organo che dovrebbe tutelare i nostri diritti d’autore e che invece ripartisce in maniera iniqua gli stessi, portandoci ormai da tempo a vedere sempre più assottigliati i compensi annuali. La stessa Siae che in altri stati diventa sponsor di attività culturali e che invece in Italia, falsamente in nome della tutela dell’artista, soffoca con parcelle inadeguate e a volte opinabili gli organizzatori di piccoli concerti, che sono il tessuto di questa musica, mentre fa sconti a chi organizza concerti che richiamano migliaia di persone.
Pensiamo sia necessario per far conoscere questa musica nella sua vera essenza, avere degli spazi nei media. Televisione, radio, stampa che sono completamente digiuni di jazz. E sappiamo quanto invece questi mezzi sono importantissimi per veicolare questa musica e aprirla ad un pubblico maggiore, quel pubblico colto e curioso verso nuove espressioni artistiche.
Ritenamo necessario un sostegno all’attività nazionale e internazionale per la promozione di giovani talenti e più in generale per esportare la nostra musica, per farla conoscere all’estero, come accade in Nord Europa che ha visto così espandere e rendere famoso il loro marchio nel mondo.
Incentivare le residenze d’artista come luoghi di crescita e di scambio per la creazione di progetti nuovi e allo stesso tempo intesi come volano per una sensibilizzazione al jazz nel territorio in cui si attuano.
Pensiamo che sia importante ritornare a una libertà progettuale non legata a logiche commerciali e di mercato. Quante volte molti d noi hanno ridimensionato il proprio organico per poter lavorare? quante volte nella creazione di un progetto hanno pensato di poter scegliere qualcosa di vendibile? Quante orchestre, che anni addietro oltre ad essere una vera e propria palestra per molti di noi, rappresentavano una splendida realtà , si sono sciolte o fanno veramente fatica a sopravvivere?
Tutto questo e molte altre cose sono al centro dei nostri pensieri e delle nostre azioni e per la prima volta stiamo assistendo a qualcosa di nuovo che è rappresentato oggi, che è un dialogo costruttivo tra tutte le parti che compongono il mondo del jazz italiano: noi muiscisti, gli organizzatori, i discografici,i giornalisti, gli operatori di settore per la creazione di un ambiente che lavori nella stessa direzione per la crescita generale dello stato del jazz in Italia.
Parti che negli anni passati spesso si sono trovate contrapposte e in conflitto tra loro e che ora invece provano a delineare un percorso comune.
Questa unione ha permesso di poter aprire un confronto con le istituzioni e in primo luogo con il Ministro Franceschini che con la sua sensibilità e la sua apertura ha scritto una pagina storica per la nostra musica, decretandola eccellenza e patrimonio artistico nazionale. Non era mai accaduto e insieme al finanziamento promesso, ci sembra un ottimo inizio, per poter intraprendere la strada che porterà il jazz ad essere nella sostanza avvicinato alle altre musiche d’arte.

Altro dialogo instaurato è stato con il Sindaco Marino di Roma, per pensare ad una vera riorganizzazione della Casa del jazz, nella quale possano partecipare tutte le forze in campo in egual misura, facendola diventare un polo di rilevanza nazionale. E a questo proposito alcuni giorni fa c’è stato un grande incontro a Roma con altri operatori, gestori di jazz Clubs, le scuole di musica, e anche i musicisti non associati per scrivere un progetto comune da far convergere in quello della delegazione già esistente.
Come abbiamo sempre detto Midj sarà importante per gli associati, ma anche per chi non ha ancora deciso di farlo e proprio per questo abbiamo aperto un sito e una pagina Fb, perchè è solo con il dialogo e con la dialettica continua che si possono creare delle storie nuove.
Quindi fondamentale per un vero cambiamento l’aumento di risorse e di sostegno che dovranno venire innanzitutto dalle istituzioni, perché il jazz possa avere quella possibilità di sviluppo e di espansione che ogni forma d’arte necessita, ma allo stesso tempo riteniamo fondamentale che alle risorse si colleghi una forte capacità ideativa da parte di chi opera in questo ambiente.
L’humus di cui parlavo va ricreato, rigenerato. Noi musicisti sosterremo sempre gli operatori che vorranno prendersi, nella misura in cui le risorse lo permettano, dei rischi nella programmazione annuale e non soltanto estiva. Il territorio va fatto crescere, la curiosità va stimolata, la responsabilità di essere operatori culturali va presa. E’ necessaria l’informazione, l’apertura mentale, la capacità di proporre cose nuove, proprio per permettere quella veicolazione di idee sostanziale per la crescita culturale di un Paese.

Per questo l’unione tra risorse e idee forti è vitale. Le idee senza la possibilità di poterle tradurre in realtà, muoiono o rimangono nell’astrattezza. Le risorse senza una capacità ideativa originale e di spessore, portano ad un depauperamento culturale come stiamo assistendo in questi anni.
Quindi io auguro lunga vita al jazz italiano e io come presidente e tutta MIdj ci batteremo per questo.

Ada Montellanico
Presidente MIdJ

1 comment for “La MIdJ ad Umbria Jazz 2014. Le parole di Ada Montellanico, Presidente dell’associazione Musicisti Italiani di Jazz

  1. Stefano
    11 agosto 2014 at 10:25

    “alcuni giorni fa c’è stato un grande incontro a Roma con altri operatori, gestori di jazz Clubs, le scuole di musica, e anche i musicisti non associati per scrivere un progetto comune da far convergere in quello della delegazione già esistente…”
    Dove possiamo leggere un resoconto su quel che si è detto in quella riunione? (no Facebook please)

Rispondi a Stefano Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *