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500mila euro da destinare al jazz attraverso un bando pubblico

Qualcosa si muove. Franceschini afferma che il jazz è una realtà fondamentale della vita culturale del nostro Paese, annuncia nuove regole di accesso per il FUS e un fondo di 500.000 euro per finanziare iniziative permanenti legate al jazz da assegnare attraverso bando pubblico.

È solo l’inizio di un rapporto con il Ministero, attraverso cui cercheremo di raggiungere, in futuro, più alti obiettivi.

Seguite il dibattito, lasciate il vostro commento, si raccolgono idee da proporre per il bando.

9 comments for “500mila euro da destinare al jazz attraverso un bando pubblico

  1. piero bittolo bon
    14 giugno 2014 at 16:43

    1 – divulgazione della scena italica nel mondo tramite aiuti per viaggi e logistica (possibilmente evitando i progetti tipo “Tito Schipa in Jazz” o “Pummarola Swing”)
    2 – aiuti alla produzione discografica indipendente (basta poco, già confidare in 1500€ per registrare un disco sarebbe una conquista)
    3 – non scherzo: destinare una parte del budget ad un fondo pensione -tipo legge Bacchelli- per i musicisti più anziani che si trovano in difficoltà. Io penso che potremo averne bisogno, prima o poi…

    • MIdJ
      14 giugno 2014 at 17:45

      Piero ti ringraziamo moltissimo per il commento, sono tutte ottime proposte che terremo in considerazione e proveremo a concretizzare!

      • piero bittolo bon
        16 giugno 2014 at 13:05

        E aggiungo:
        istituire una commissione di saggi che elargisca un grant annuale di, sparo una cifra a caso, 50.000€ ad un/una musicista particolarmente meritevole.
        Giusto per avere qualche polemica in più da leggere su FB 🙂

  2. 14 giugno 2014 at 20:13

    Perdonatemi l’intrusione.
    Parlo da direttore artistico e organizzatore del festival “Reggio in jazz” e non da musicista.
    Seguo con estrema attenzione l’associazione “Midj” e sono molto contento che ci sia.Permettetemi una considerazione, o meglio una domanda che non vuole essere una polemica e che rivolgo al ministro Franceschini.potremmo cortesemente attenzionare tutte quelle realta’ che con enormi sforzi economici e con estrema serieta’ e qualita’ organizzano eventi jazzistici pur vivendo in realta’ difficilissime come la nostra? Sono di Reggio Calabria.
    Mi piacerebbe tanto potere parlare col ministro.
    Purtroppo non e’ facile per noi essere ascoltati.

  3. 18 giugno 2014 at 0:48

    a mio avviso il fondo dovrebbe servire per individuare un manager giovane e appassionato che prenda a cuore la questione della scena del jazz, analizzi i problemi dei vari settori (musicisti, festival, produttori, operatori) e cerchi soluzioni razionali. perchè un manager? per non cadere in inevitabili beghe già viste in passato.
    ci vuole una “struttura” organizzatissima, un po’ come è successo con Puglia Sounds, che porti il jazz italiano “tutto” alle fiere di settore, che si interfacci con Siae ed Enpals, che faccia crescere la credibilità del nostro sistema. se vogliamo è quello che avrebbe dovuto essere la Casa del Jazz, invece che l’ennesimo jazz club…

  4. 18 giugno 2014 at 17:15

    1 – Credo che una parte di questi fondi vada investita nell’istruzione o comunque nella divulgazione della musica jazz negli istituti scolastici (scuola elementare e media); con questo però non voglio dire di insegnare il jazz nelle scuole ma di prevedere dei concerti/incontri per i bambini, magari proprio nelle scuole in modo da portare a conoscenza il jazz. Organizzare direttamente nelle scuole credo sia più fruttuoso che proporre semplici concerti rivolti ai bambini in altre locations perché in questo modo si potrebbe avere una maggiore partecipazione.
    2 – E’ vero, sarebbe bello un fondo per far suonare i musicisti italiani all’estero ma credo sia anche importante il contrario ossia favorire i concerti di musicisti europei o comunque stranieri in Italia, cosa che avviene purtroppo di rado, soprattutto tra i nomi nuovi del jazz. Penso ai Kneebody, Ben Wendel, Laurent Coq, Tigran Hamasyan, Dan Tepfer, o tantissimi altri che non hanno occasione di venire a suonare qui; qualche aiuto potrebbe andare per l’organizzazione di questi concerti che presentano un rischio più alto, poiché meno conosciuti.
    3 – Una delle grandi difficoltà per i gruppi giovani è quella di uscire dai confini musicali della propria città e andare a suonare anche fuori. Si potrebbe creare un circuito musicale che propone una selezione di bands giovani da far girare in piccoli tour in Italia, magari in clubs di difficile accesso (tipo al Torrione, ecc). Ogni band, potrebbe fare 3-4 date a rotazione….esisteva una cosa simile in Portogallo, si chiamava Outonalidades.

  5. piero bittolo bon
    27 giugno 2014 at 13:27

    uhm… Matteo, non credi che i musicisti stranieri, americani in primis, godano già tutta una serie di vantaggi fiscali quando suonano in Italia? Questo è uno dei motivi per cui spesso vengono preferiti ai musicisti italiani nella programmazione dei festival… Questo al netto della qualità dei gruppi e musici che citi.
    Il circuito avevamo provato a crearlo già nel 2006 con Map Of Moods. Naturalmente dopo i primi entusiasmi la cosa è miseramente collassata su sé stessa a causa del ben noto egotismo del jazzista italiano medio. Ritentar non nuoce comunque…

    Una piccola comunicazione di servizio: mi duole farlo notare, ma questo sito come piattaforma per il dibattito mi pare serva a ben poco.

    • 1 luglio 2014 at 19:43

      Si, effettivamente non pensavo alla questione fiscale, bensì a quella artistica…certo che bisognerebbe evitare in qualche modo l’aggiramento fiscale. E comunque, anche con questi vantaggi, non vedo proprio tutti questi nomi americani interessanti…pochi giovani e tanti musicisti “a volte ritornano”!

  6. 3 luglio 2014 at 0:50

    Quoto quanto scritto da Piero Bittolo Bon. Mi piacerebbe dire molto altro, anche a seguito del mio intervento al dibattito all’incontro di Collescipoli. Come si fa ad aprire un thread? Si può solo commentare? Grazie.

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